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Diciamolo a scanso di equivoci, Andrea Agnelli ieri è stato magistrale.
A poche ore dalla filippica moralizzatrice del Capo dello Sport da due decenni, Gianni Petrucci, il Presidente della Juve, tirato in causa con toni molto duri (“furbastri, arroganti, prepotenti”), ha dato una lezione di etica, chiarezza ed educazione sportiva a chi lo Sport in Italia dovrebbe governarlo.
Andrea, ha serenamente spiegato di aver chiesto conto della disparità di trattamento a FIGC, poi TNAS e UEFA, che hanno deciso tutte di “non decidere” e, dichiarandosi incompetenti, si sono di fatto messe fuori gioco.
Solo allora Andrea ha portato le istanze in sede di giustizia ordinaria amministrativa: TAR, Prefetto di Roma e Corte dei Conti.
Stranamente, solo a quel punto Petrucci si è issato a predicatore di uno sport sano e pulito, senza doping legale e furbastri.
Quello stesso Petrucci che aveva taciuto in questi lunghi anni di deficitaria gestione della FIGC, ha fatto vaghe dichiarazioni di pace e arroganza altrui, rivolgendosi solo ai media e, come nella classica tradizione politichese italiana, senza fare nomi e cognomi, senza proporre e costruire, solo distruggere, affossare e confondere.
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